Autoconsapevolezza

Quelli che vogliono controllare le proprie vite ed andare oltre un’esistenza come semplici clienti e consumatori, sono persone che vanno in bicicletta.

Wolfgang Sachs
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Il lunedì motivazionale.

Ormai da quasi un mesetto Pedalate sui Denti offre il lunedì incentivi morali (e semi-materiali) per cominciare di slancio la settimana.

Oggi però il BICY-SEXY-MONDAY viene rimandato, perché ieri è successa una cosa BELLISSIMA qui a Roma. Prima dell’estate avevamo documentato il Guerrilla Bike Laning in questo post e la nostra fantasia, così come quella di voi, o attenti lettori, andava a ciclabili fuorilegge improvvisate qui, nella nostra città.

Bene, ieri 30 novembre 2014 sul pavé del cosiddetto traforo di San Lorenzo è comparsa una Guerrilla Bike Lane.

Il tunnel si chiama ufficialmente "Tunnel di Santa Bibbiena"

Il tunnel si chiama ufficialmente “Tunnel di Santa Bibbiena”

 

Noi ci fermiamo qui e vi rimandiamo all’ottimo articolo che potete trovare su rotafixa.it (cliccate però, sennò…).

Che cosa vi scrollate? L’appuntamento con le foto motivazionali è UFFICIALMENTE SPOSTATO A DOMANI ;).Intanto godetevi le gioie delle ciclabili guerrilla!

Ciclisti urbani in erba.

Bambini e bicicletta sono due concetti se non contigui o adiacenti, per lo meno vicini.

A dimostrazione empirica possiamo anche ricordare la citazione di H.G. Wells.

La bicicletta è il primo vero e proprio veicolo che un bambino può guidare in autonomia. Questo rende il velocipede un giocattolo ‘del cuore’ per la quasi totalità di bambini. Magari pedalano Continua a leggere

Pedalo e metto la freccia.

In piena metà degli anni ’90, avevo sedici anni e giravo a Roma tra pieghe, penne e smarmittate in sella al mio F10 nero.

Altri tempi quelli.

Disfunzioni Musicali (via degli Etruschi + via dei Marrucini per l’usato) era il posto più fico sulla faccia della terra, i cellulari cominciavano a vedersi un po’ dovunque, internet era un luogo dell’immaginario, a piazza di Spagna giravano ancora punk e metallari e, last but not least, in giro c’erano molte meno biciclette di oggi.

Ore e ore passate a spulciare e ascoltare dischi spaziali.

Ore e ore passate a spulciare e ascoltare dischi spaziali.

 

Il mio bellissimo F10 Malaguti nero-smeraldo era un mezzo di tutto rispetto. Basso, compatto, veloce, equipaggiato di frecce direzionali, insomma a parte il raffreddamento ad aria, non aveva nulla di che invidiare agli scooter plasticoni e pseudo evoluti che vanno in giro oggi giorno.

Le frecce anteriori erano piccoli faretti rotondi, giallo mandarino, che mi davano la sensazione di essere un utente della strada di alta fascia. Capirete che in quanto abituato alle mie, al tempo brevi, pedalate in BMX ero fino ad allora stato abituato a segnalare i miei spostamenti allungando il braccio a destra o a sinistra.

Quindi il fatto di possedere delle frecce direzionali sul mio mezzo mi faceva sentire un navigato guidatore, un vecchio lupo di strada.

La marmitta rigorosamente bucata garantiva un'abbondante fornitura di accidenti e macumbe.

La marmitta rigorosamente bucata garantiva un’abbondante fornitura di accidenti e macumbe.

 

Eppure dopo circa un annetto che scorrazzavo sul mio F10 nero fiammante, cominciai a sentire la necessità di maggiore sicurezza nelle mie svolte. Le frecce rotonde giallo mandarino non mi soddisfacevano, sentivo che potevano non essere sufficienti a indicare agli automobilisti il mio cambio di direzione. Gli auto-sauri volevano la mia pelle, era ovvio.

Così ricominciai a usare le braccia.

Frecce direzionali + un bel braccio disteso e adesso… sperona tua sorella!

Da allora sono passati quasi venti anni. Il mio F10 riposa in pace ormai da lungo tempo e quel ragazzino che piegava sul Muro Torto e impennava a via Piccolomini ora pedala su e giù per i sette colli, sprezzante dei mille pericoli che la strada riserva ai ciclisti urbani.

L’esigenza di sicurezza è aumentata, sia per l’età avanzata che per il mezzo di locomozione, e se il braccio teso è rimasto, la freccia direzionale manca…

E come fo?

Monto due set di frecce, uno davanti e l’altro dietro? Come le ricarico? E se me le rubano?

Semplice: le frecce le monto SUI GUANTI!

Shut up and take my money!

Shut up and take my money!

 

Una vera e propria sciccheria per ciclisti urbani, frutto dell’intuizione del creatore e della campagna Kickstarter di fundraising, completata in brevissimo tempo.

Questa bellezza si attiva premendo due pulsanti in metallo posti tra indice e pollice, ha una batteria che dura molto più di quella del vostro smartphone ed è realizzata in materiali di alta qualità.

Sul sito istituzionale del produttore è possibile preordinarli a un costo tutto sommato ragionevole, dategli un’occhiata se avete due minuti (cliccando su queste parole non a caso evidenziate).

 

Tutti a destra… o – oooo

- Ao' la messa la freccia?  - Eee, e che so' 'n indiano?

– Ao’ l’hai messa ‘a freccia?
– Eee, e che so’ ‘n indiano?

 

Tutti a sinistraaaa… o – ooo

Quando gli auto-sauri stanno fermi in coda al semaforo... freccia a sx FISSA.

Quando gli auto-sauri stanno fermi in coda al semaforo… freccia a sx FISSA.

 

P.s.

Pedalate sui Denti è un’iniziativa senza scopo di lucro, i due gestori non percepiscono alcuna commissione sulla vendita degli articoli che trovate su questo blog e che vengono presentati a solo scopo informativo. Non abbiamo nessun rapporto con le aziende i cui prodotti trovate qui, NESSUNO.

L’allucinazione ciclistica della sera

Ciclisti sobri

Ciclisti sobri

Quest’anno il concetto di ottobrata romana va oltre le aspettative regalandoci un secondo settembre: temperature sopra i 25 gradi che invogliano tutti, anche i ciclisti urbani più timidi e stagionali, a sgommare per le strade della città.

Sere fa, di lunedì, rincasando verso le 22 da Trastevere verso San Giovanni lo scenario stradale era da cronometro individuale: per strada pochissime automobili, quelle poche che c’erano quasi si avvicinavano benevole tipo ammiraglia
per dare indicazioni sui tempi e anche i pedoni, invece di attraversarti la strada fermandosi a raccogliere margherite al centro della carreggiata per poi fare una finta a destra, una a sinistra e rimanere infine impalati come gatti accecati dai fari, anche loro sui ponti a sporgere il braccio con birre ghiacciate, ad incitare con entusiasmo smodato.

Gli scooteroni invece di superarti con quel tipico rumore di carcassa strascicata e guardarti con aria di sufficienza facendo un implacabile segno del “No” con il capo, si mettono in scia e filmano con lo smartphone questa meravigliosa pedalata serale.

All’ultima curva trovi l’amico di facebook che ti contesta sempre perché i ciclisti “non possono fare quel cazzo che gli pare tipo prendere la bici e guidarla in città dove ci sono le automobili”, che rinsavito, scende dalla macchina e ti insegue sulla salitella per dirti che si è fatto anche lui una bicicletta, una pininfarina verde, che merda pensi, ma alla fine è un altro che ha ceduto alla tentazione irresistibile delle due ruote e sei contento per lui.

Sotto casa l’amministratore di condominio ti sta montando le rastrelliere e sono le 22 passate, gli dici grazie, ma preferisci portare la bici su a casa e lui si offre per portartela fino al pianerottolo del quarto piano.

amministratore di condominio

Il nostro amministratore di condominio in un momento di relax

Entrando a casa trovi la tua compagna brilla, vestita ancora di tutto punto con tacco dodici che ti accoglie con una sua amica con cui ha cenato e nel peggiore dei casi intuisci che ti stanno per premiare con una bottiglia di champagne, dopodiché ti dice di lasciare la bici anche in salone che tutto sommato non dà fastidio anzi fa arredamento vintage.

Poi ti addormenti, aspettando la prossima allucinazione ciclistica.

 

Refreshing “Microchippati”.

Manco a farlo apposta, a pochi giorni dalla pubblicazione dell’ultimo articolo (“Microchippati”), abbiamo pescato oggi su Twitter una notizia riguardante l’Olanda, paese ad alta concentrazione di ciclisti urbani, e il suo dilagante problema dei furti di biciclette.

Pic! Or it didn't happen.

Pic! Or it didn’t happen.

Ci siamo sentiti “avanti”.

Per entrare nel merito però vi consigliamo di leggere questo articolo (ahimè senza alcun link, ma dal contenuto affidabile, basta fare una ricerchina su Gogol… ehm Google).

 

Microchippati.

Abbiamo appena finito di microchippare la nostra bici.

Ovviamente non abbiamo inserito nessun circuito nella nostra amante a pedali. E dove l’avremmo dovuto inserire, poi? Semplicemente abbiamo registrato in rete la nostra bici associando il suo numero di telaio con il nostro account.

Conoscevamo il sito Archivio Bici e il servizio di registrazione biciclette (visitabili cliccando su queste parole non a caso evidenziate) da un annetto circa ma fin’ora non c’era mai passato per il gulliver di procedere.

Chissà perché poi… forse abbiamo esagerato con Orwell, Huxley e Zamjatin e paghiamo lo scotto delle nostre letture sotto forma di paranoia da controllo.

Forse passiamo troppo tempo sul web e viviamo sentendoci costantemente sotto l’occhio di un qualche controllo o controllore.

Questo libro è davvero consigliabile. Più o meno a chiunque.

Questo libro è davvero consigliabile. Più o meno a chiunque.

Boh, sinceramente non ci interessa granché, e chissà quanto importa a voi…

Quindi, ricapitolando: dopo un annetto da quando venimmo a conoscenza di Archivio Bici, oggi abbiamo deciso di procedere, pertanto abbiam creato il nostro bell’account e conseguentemente registrato il nostro velocipede.

Come probabilmente saprete se siete lettori attenti, gli autori del blog vivono a Roma, dove non è presente alcun servizio comunale di marchiatura bici, così come a Padova e in alre città sicuramente più bicyfriendly dell’Urbs Aeterna. Pertanto noi ciclisti capitolini possiamo avvalerci solo di servizi non istituzionali.

Perché registrare una bici? Per due motivi:  a) avere la possibilità di poter rintracciare la vostra bicicletta nel caso in cui siate vittima di furti De Sicaniani. b) permettere agli altri utenti di poter eseguire un controllo di precauzione prima dell’acquisto di una bici usata (c’è un bell’archivio di mezzi registrati che è possibile spulciare minuziosamente).

Archivio Bici nasce fondamentalmente per queste due ragioni. Il sito è essenziale ma molto usabile e funzionale, e non  si limita a questo ma ospita sezioni dedicate a documenti utili, video e sì: c’è persino un blog. Ah dimenticavo, Archivio Bici aderisce a Salvaciclisti Italia. Insomma, dateci un’occhiata se vi capita.

Booo!

Booo!

Se poi non avete proprio niente di meglio da fare, magari fatevi un giretto anche su questo altro sito, RuBBici, che ha un concept simile ad Archivio Bici. Simile ma non identico: se da una parte non è infatti possibile registrare il proprio mezzo a pedali, a differenza di Archivio Bici, RuBBici presenta la sezione “bici sospette” dove è possibile segnalare biciclette abbandonate o biciclette usate in vendita, la sezione “bici ritrovate” e un’altra interessante (ma anche un po’ preoccupante) sezione “luoghi sospetti”. In quest’ultima parte del sito, sono indicati suddivisi per città luoghi nei quali è probabile ritrovare biciclette rubate, sotto la voce Roma ad esempio sono riportati:

  1. Nei pressi del mercato di Porta Portese, p.zza Ippolito Nievo, domenica mattina: alcuni individui girano tra le bancarelle con le bici, alcune con scritto “vendesi”.
  2. “Mercatino degli zingari” alla vasca navale.
  3. Pressi di Piazza Fiume.
  4. Angolo tra via Tiburtina e via dei Marrucini: bici legate con cartelli vendesi.
  5. Via Angelo Bargoni.
  6. Tossici che bivaccano in via San Francesco a Ripa nel tratto dove trovi la piazzetta con la chiesa Ss. Quaranta, Trastevere.
  7. Pressi del cinodromo sabato e domenica mattina presto.
  8. San Giovanni, parco via Carlo Felice.

Ci auspichiamo che non accada mai che gruppi di fratelli ciclisti, diciamo così un po’ permalosi e distratti, organizzino ronde punitive verso i sopracitati luoghi. Rischierebbero tra l’altro di arrivare con mazze e bastoni e non trovare alcuna bici rubata…

Masnadiero, si vergogni, ora chiamo i gendarmi!

Masnadiero, si vergogni, ora chiamo i gendarmi!

Quanto a noi, ci siamo definitivamente consegnati al Big Cyclo-Brother, ora non siamo null’altro che una stringa di ‘0’ e ‘1’ in un mare di codici binari.

Ça va sans dire: qualora rimanessimo vittime del furto della nostra bici, vi faremo sapere su queste pagine se e quanto il servizio di Archivio Bici ci sarà stato d’aiuto.

Detto ciò, possiamo togliere le mani dalle nostre gonadi e cliccare su ‘Pubblica’.

Fantabike Series 2-12.

Le Concept Bike, come la Locust della quale abbiamo già parlato, sono belle da vedere e fanno volare la nostra immaginazione che si sforza di visualizzare come ci si pedala, e se siamo più o meno ridicoli in sella a tanto design.

 

L'energia che rilasciamo pedalando viene usata per purificare l'aria. Soprattutto quella che mandiamo dentro i nostri polmoni sotto sforzo.

L’energia che rilasciamo pedalando viene usata per purificare l’aria. Soprattutto quella che mandiamo dentro i nostri polmoni sotto sforzo.

 

Cool Material ha raccolto 11 biciclette concept, una più intrigante dell’altra. C’è anche una versione hi-tec del Velocino (del quale abbiamo parlato in questo articolo). Qual è la vostra preferita o al contrario quella sulla quale non salireste mai?

Ruote groviera. Tra l'altro non vedo catena...

Ruote groviera.

 

Colle Trondheim, l’ottavo colle di Roma.

L’avrete sicuramente visto un po’ dovunque in rete, pubblicato, retwittato, condiviso, rebloggato. Ormai non è più una novità, ma qui a Pedalate Sui Denti non potevamo di certo esimerci dal dire la nostra su Trampe, lo skilift per biciclette che sta diventando una delle attrazioni principali di Trondheim, la più settentrionale delle grandi città della Norvegia. Lo facciamo magari con un po’ di ritardo, ma chi meglio di un ciclista urbano sa che chi va piano va sano e va lontano?

Trondheim ha più di 150.000 abitanti, ed è la terza città del paese.

Trondheim ha più di 150.000 abitanti, ed è la terza città del paese.

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Pedalando per ferie.

Lo staff di PsD si pregia di comunicarvi la temporanea cessione delle attività di questo spazio, per un paio di settimane, o giù di lì.

Non che noi si vada chissà dove, probabilmente non si andrà da nessuna parte, preferendo che a baciare le gomme delle nostre biciclette sia l’asfalto capitolino piuttosto che quello di un qualunque lungomare o addirittura la terra battuta di una pista di montagna.

In ogni caso, ci si vede verso la fine di agosto.

A tutti voi vada l’augurio di buone pedalate agostane, rigorosamente sui denti.

Al mare, in montagna, in città, al lago. Sempre in sella alla nostra bici.

Al mare, in montagna, in città, al lago. Sempre in sella alla nostra compagna di strada.