Ciclisti a Natale: la minaccia della pochette

follia in strada

Questa signora ci sta indicando qualcosa

Per il ciclista urbano il Natale, ovvero qualche giorno di festa con relativa tranquillità e possibilità di fare qualche giretto con meno traffico in strada, è davvero un momento propizio. Le settimane che lo precedono però costituiscono un pericolo non da poco!

Il traffico in città in questi giorni di acquisti natalizi è davvero incontrollabile. La frenesia di portare a termine il task più complesso dell’anno, ovvero comprare regali per tutti senza ridursi all’ultimo momento e con l’illusione di aver speso poco, porta molti automobilisti a vivere con scellerato agonismo questi momenti.

Non sono però soltanto i soliti energumeni del volante a prestare servizio in questa squadraccia natalizia: in queste settimane si affacciano prepotenti varie figure, dalla signora sola al volante con sigaretta accesa e telefono rigorosamente non attaccato agli auricolari che ti ringhia dal finestrino, all’attempato guidatore della domenica, che abituato a livelli di traffico più blandi impazzisce regalandoci perle di rara nequizie stradale. Tutti accomunati da un solo, comune obiettivo: trovare il set pochette, bagnoschiuma, crema idratante di marca a 4,99€ e risolvere una volta per tutte questo problema che è Natale.

Le meravigliose acrobazie in bici di Lilly Yokoi

Bene, qui non si tratta di descrivere alcunché, si tratta semplicemente di ammirare il talento.

Forse qualcuno di voi conosce già l’artista/acrobata in questione, ma per me che la vedo per la prima volta tutto ciò è assolutamente incredibile.

La ballerina giapponese Lilly Yokoi in questo gradevolissimo video scovato su Youtube esegue alcuni numeri in bici abbastanza incredibili all’interno del varietà televisivo The Hollywood Palace nel 1965. Questo programma ABC aveva un presentatore diverso ogni settimana, in questo caso è addirittura l’attrice Joan Crawford che presenta questo show andato in onda il 9 ottobre 1965.

Nel corso degli anni 60′ e 70′ Lilly Yokoi era considerato il più grande acrobata del mondo in bicicletta, conosciuta come “The Ballerina On The Golden Bicycle.”

Non provate a fare quello che vedete in questo video…almeno, non fatelo coi tacchi!;)

L’allucinazione ciclistica della sera

Ciclisti sobri

Ciclisti sobri

Quest’anno il concetto di ottobrata romana va oltre le aspettative regalandoci un secondo settembre: temperature sopra i 25 gradi che invogliano tutti, anche i ciclisti urbani più timidi e stagionali, a sgommare per le strade della città.

Sere fa, di lunedì, rincasando verso le 22 da Trastevere verso San Giovanni lo scenario stradale era da cronometro individuale: per strada pochissime automobili, quelle poche che c’erano quasi si avvicinavano benevole tipo ammiraglia
per dare indicazioni sui tempi e anche i pedoni, invece di attraversarti la strada fermandosi a raccogliere margherite al centro della carreggiata per poi fare una finta a destra, una a sinistra e rimanere infine impalati come gatti accecati dai fari, anche loro sui ponti a sporgere il braccio con birre ghiacciate, ad incitare con entusiasmo smodato.

Gli scooteroni invece di superarti con quel tipico rumore di carcassa strascicata e guardarti con aria di sufficienza facendo un implacabile segno del “No” con il capo, si mettono in scia e filmano con lo smartphone questa meravigliosa pedalata serale.

All’ultima curva trovi l’amico di facebook che ti contesta sempre perché i ciclisti “non possono fare quel cazzo che gli pare tipo prendere la bici e guidarla in città dove ci sono le automobili”, che rinsavito, scende dalla macchina e ti insegue sulla salitella per dirti che si è fatto anche lui una bicicletta, una pininfarina verde, che merda pensi, ma alla fine è un altro che ha ceduto alla tentazione irresistibile delle due ruote e sei contento per lui.

Sotto casa l’amministratore di condominio ti sta montando le rastrelliere e sono le 22 passate, gli dici grazie, ma preferisci portare la bici su a casa e lui si offre per portartela fino al pianerottolo del quarto piano.

amministratore di condominio

Il nostro amministratore di condominio in un momento di relax

Entrando a casa trovi la tua compagna brilla, vestita ancora di tutto punto con tacco dodici che ti accoglie con una sua amica con cui ha cenato e nel peggiore dei casi intuisci che ti stanno per premiare con una bottiglia di champagne, dopodiché ti dice di lasciare la bici anche in salone che tutto sommato non dà fastidio anzi fa arredamento vintage.

Poi ti addormenti, aspettando la prossima allucinazione ciclistica.

 

Vieni a destra, cretino

In queste settimane, ma a dire il vero gira da luglio sulle pagine dei social, è frequente vedere post con il meme “Dite ai ciclisti che possono salvare il mondo anche leggermente più a destra”.

Ciclisti leggermente più a destra
Chi ne ha fatto un meme lo ha scopiazzato da un tweet datato 07/07/2014 di tale Fabio Yolo, che presumibilmente ne è l’autore originario. Il meme campeggia sia in profili che lo trovano divertente sia in quelli che lo reputano offensivo e superficiale, ma a noi che non abbiamo il complesso del ciclista “sotto attacco” tutto sommato fa sorridere.
Fa sorridere perché se la battuta invita a prendersi un po’ meno seriamente di quanto fanno alcuni amici su due ruote è tutto sommato divertente, e non va a lambire neanche lontanamente quella consapevolezza che questo movimento spontaneo e pulviscolare di persone che si rompono le palle dei motori e cominciano ad inforcare biciclette, prima o poi, vincerà. (Daje!)

Non so se la battuta si riferisca in particolare ai ciclisti sportivi su strade extraurbane che, contravvenendo al codice stradale pedalano in gruppo a mò di tappa pianeggiante e non in fila indiana, ostacolando il passaggio delle auto, (ma un ottimo articolo che segnala ambiguità della regola e del fenomeno in generale è stato pubblicato dall’ottimo Benzina Zero) resta il fatto che automobilisti die hard, culoni flaccidi e scettici della bici lo vanno interpretando in senso estensivo ed inequivocabile: “i ciclisti si devono levare dalle palle”.

Pedalando giorni fa verso casa, erano le 19.15 circa, pensavo a questa cosa e percorrendo Viale Aventino (una via non certamente tra le più strette a Roma) mi son trovato di fronte alla seguente situazione che si ripete ad onor del vero tutte le sere.

Auto in doppia sosta su Viale Aventino

Come si vede dalla foto, dall’incrocio con Via di San Saba fino a via Aventina è una fila di auto parcheggiate in seconda fila che rende molto pericoloso il passaggio delle bici. A conferma di ciò notate la distanza tra la Lancia che percorre la carreggiata e la Mini Cooper in doppia sosta: in quello spazio dovrebbe poter passare una bicicletta senza intralciare la corsia alle automobili, molto probabilmente rischiando l’osso del collo se malauguratamente si aprisse lo sportello dell’auto parcheggiata in doppia fila.

A Roma, quando non ci sono ciclabili da percorrere, la sportellata è l’uomo nero, il babau dei ciclisti.

Non ho trovato statistiche relative alla città di Roma e all’Italia (almeno non ne sono stato capace, qualora ne foste a conoscenza vi prego di postare postare il link nei commenti) sulle cause di incidente tra auto e biciclette, ma ho trovato questo interessante studio sulla città di Toronto in cui l’apertura degli sportelli in maniera inappropriata (al di là della sosta in seconda fila…a scuola guida ci insegnano che bisogna guardare lo specchietto laterale prima di aprire lo sportello…) è fra le primissime cause di incidente con ciclista coinvolto. Parlando con qualsiasi ciclista che utilizza le due ruote in città riceverete conferma del fatto che questa è davvero una minaccia sempre incombente.

Dunque accettiamo di buon grado l’ironia, ma guardate che quando non ci spostiamo più a destra è perchè non possiamo 🙂

 

 

Pedalate notturne di fine estate

illuminazione della bici ad albero di natale

A settembre, dopo il surreale svuotamento estivo, si torna a pedalare in città, fra le strade di Roma, la città eternamente in coda.
Tra immondizia, scooter che sfrecciano perché in ritardo per le riunioni di gabinetto e automobilisti sclerati che fumano smartphone mentre parlano con la sigaretta ricomincia la lotta per la libertà sulla strada.
I ciclisti salveranno il mondo? Probabilmente no, soprattutto se sono gli stessi maleducati che in auto e con qualsiasi altro mezzo ignorano ogni regola del codice stradale e del buon senso.
Ad ogni modo la temperatura in questo mese fa si che dopo il lavoro venga voglia di non tornare subito a casa ma di chiamare gli amici, incontrarsi da qualche parte per una bevuta e farsi una bella pedalata notturna, accesi come alberi di natale perché la sicurezza non è mai troppa, ma felici 🙂

Momenti difficili di un ciclista urbano.

Quante volte pedalando per le strade della città vi siete detti: ecco, adesso sono cazzi.

Ci sono dei momenti nella giornata di un ciclista urbano che rappresentano un vero crocevia; un’interpretazione sbagliata può infatti significare una rovinosa caduta, un incidente doloroso.

Di seguito cercherò di fare una disamina il più obiettiva possibile di questi momenti.

 

dog cyclist

Prima della pioggia (ciclista vs automobilista)

Quando il cielo si annuvola carico di pioggia, e magari qualche innocua gocciolina d’acqua è già caduta sull’asfalto, le mosche cominciano ad agitarsi e a mordere i malcapitati.
A noi ciclisti delle mosche importa davvero un fico secco perché in movimento riusciamo ad evitare almeno questo inconveniente, ma il rituale assolutamente deprecabile è quello che vede gli automobilisti comportarsi proprio come le mosche: si imbizzarriscono, cominciano a guidare in maniera ancora più nervosa del normale, i loro lineamenti facciali diventano bestiali, moschini, come Jeff Goldblum in “La Mosca” del maestro Cronenberg.
Prima, seconda, frenatina “sennò ti metto sotto e poi sbrigati no!? Che fai, ancora qui stai? Guarda che ti faccio passare ma poi si mette a piovere e mi si bagna la macchina, ti sbrighi?! Sbrigati mannaggia tua sorella che prima un pedone è voluto passare sulle strisce e aveva pure l’ombrello! Dai!!!”.

 

Prima della palestra (ciclista vs smart)

E’ suonata la campanella e un giorno di lavoro è finito. La signora con la smart sfreccia per le strade della città incuneandosi nelle file, smarcandosi negli incroci trafficati, surclassando in agilità i mezzi più ingombranti. Il suo obiettivo è arrivare in orario a quella maledetta lezione di step: e di solito ci arriva.
Capita però che talvolta, in quei percorsi pelaspecchietto , in quei contromano innocui, in quei rosso/arancione” molto più arancione che rosso ma che sei daltonico!” la smart trovi sulla propria strada una bicicletta, molto simile a quelle che stanno in palestra, ma con inedite funzionalità.
La signora con la smart è assolutamente terrorizzata dal seguente pattern: mi fermo e si spegne il motore, poi tutti suonano il clacson, io perdo la calma e la macchina non riparte più.
In sintesi non si può pretendere che la signora con la smart ci faccia passare, questa va evitata con attenzione, soprattutto dove ci sono auto parcheggiate in seconda fila la consuetudine è che debba fare il pelo agli specchietti , e non c’è spazio per la nostra bicicletta! Nel migliore dei casi la signora con la smart non fa passare e fa il cenno di scusa con la mano, mentre con l’altra impugna il telefono che sta adoperando per confermare la sua fondamentale presenza alla lezione di step.

 

Dopo la sbornia (ciclista vs tramviere)
Siete ciclisti, chi mai vi fermerà per farvi il palloncino! Per cui se avete bevuto come spugne quale migliore medicina può esservi se non una bella pedalata fino a casa godendo del vento estivo in faccia?
Ma si, alla fine ve ne state sulla destra della carreggiata con andatura da balenottera e potete fare anche qualche scorciatoia, tipo imboccare via dei Reti a Roma prima che passi il tram…ma tanto, ma quando passa il tram a Roma, di notte poi?!
E quindi si va, con una sicura sterzata si gira dalla tiburtina passando con grande sicurezza sopra le rotaie girando verso via dei Reti, ed ecco un sinistro rumore di ferraglia sfrigolare dietro di noi con incedere inesorabile; puntuale e giusto come un servizio al cittadino deve essere.

La lingua secca, il polmone affannato ed il cuore che comincia a contare tempi dispari: forse abbiamo sbagliato, forse questa strada è troppo stretta per un tram ed una bici che interpreta con un maldestro zig-zag la linea retta.
Il tramviere non è uno qualsiasi: è uno che va al deposito. Non ha neanche passeggeri che possano testimoniarne la condotta irregolare. Il tramviere è Dio: può disporre della nostra vita a suo piacimento e ha l’alibi della nostra idiota ubriachezza.
Tuttavia egli è uomo al di sopra delle nostre paranoie, suona quel ferro vecchio che con grande ironia gli è stato fornito in dotazione, ci affianca, ci manda semplicemente a affanculo e se ne va. Di noi gli rimarrà quell’espressione da imbecilli, grati per non essere stati piallati sui binari.