Il ‘Castello’ di Franz Kafka e l’arrocco del ciclista urbano.

Tira un brutto vento, vento di brutte storie di strada, di pedoni ahimé vittime di incidenti con ciclisti, e vento di follie burocratiche degne del ‘Castello’ di Franz Kafka.

Un ventaccio insomma, che porta con sé nuvoloni carichi di pioggia e sentori di future regolamentazioni bizantine che nel resto d’Europa non esistono… targhe, RCA obbligatorie per ciclisti, tasse sul pedale, fidejussioni, rogiti, concussioni, peculati e abigeati a pedali.

Ci sono sindaci che perdono ottime occasioni per rilanciare il senso di comunità almeno sule strade e scelgono invece di attaccarsi alla comprensibile onda emotiva che però alla lunga non fa altro che alimentare la mal disposizione nei confronti dei ciclisti urbani… e la pessima predisposizione da parte dei ciclisti a sentirsi in guerra con tutto e tutti.

Vedere il dito e non la luna.

Vedere il dito e non la luna.

Questi cattivoni sono sì colpevoli di essere spesso indisciplinati, a volte anche senza giustificazione, ma rivestono un ruolo fondamentale e sempre crescente nel rendere le nostre città più vivibili.

Scatta il momento citazione:

«Ma noi siamo molto tolleranti con i ciclisti perché sono utili a ridurre la congestione e a diminuire la velocità del traffico…»

[Daniele Vincini, segretario regionale del sindacato Sulpm sez. Lombardia]

 

Ci fermiamo qui, con l’invito a tutti a una maggiore comprensione della realtà dei fatti. La realtà dei fatti è che siamo tutti quanti utenti della strada, che è un bene pubblico. Il nostro bene pubblico. È un po’ come se fossimo tutti soci di una mega cooperativa o di una società, che per funzionare bene ha bisogno del massimo accordo tra i soci nel rispetto delle proprie specificità.

Arroccarsi sulle proprie posizioni non ha senso, questo ce lo dice la logica e il buon senso. L’istinto di sopravvivenza è però capace di zittire logica e buon senso, e allora succede che se in tanti si arroccano sulle proprie posizioni, tutti lo fanno.

Poi riflettiamo sul fatto che l’essere umano si distingue dagli animali proprio perché riesce a far prevalere sull’istinto di sopravvivenza la logica, il senso di comunità, il ragionamento e il buon senso in generale.

Prova ne sia che nonostante tutto viviamo in città organizzate e regolamentate, e che quando usciamo di casa siamo portati a dare per scontato che lì ritorneremo, sani e salvi.

Allora, in attesa che il Codice della Strada venga rinnovato tenendo conto del crescente numero di ciclisti urbani e delle loro necessità di mobilità e di sopravvivenza, prima di sparare bordate su quanto siano bestie involute gli automobilisti o sulla mancanza di disciplina e di rispetto dei ciclisti (o sull’incoscienza dei pedoni), contiamo sino a 10, magari riusciremo a dire qualcosa che ci qualifichi come animali dotati di intelligenza umana e non come animali umani in preda ai più bestiali istinti.

Evitando di arroccarci.

E se alla fine nonostante tutto, noialtri animali umani a pedali ci si deve arroccare,  ci si arrocchi così…

 

Arroccarsi sulle proprie posizioni.

Pedalare arroccati sulle proprie posizioni, per non restare come una pignona sotto un treno.

Annunci

Un pensiero su “Il ‘Castello’ di Franz Kafka e l’arrocco del ciclista urbano.

  1. Proviamo a vederla così: se mai in Italia si è parlato tanto di biciclette e ciclisti è perché sono (siamo) ormai moltissimi e dobbiamo farci carico di onori ed oneri, non ti curar di lor ma pedala e passa (che tanto loro sono fermi nel traffico)

    Liked by 1 persona

Rispondi sui Denti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...