Tiramisù incivili e panini violenti. Roma – Catania 1 a 1.

Nel weekend appena trascorso due notizie in particolare ci sono saltate agli occhi.

Due notizie che dal punto di vista del contenuto sembrano distanti 798km, ovvero la distanza (del percorso stradale) che separa le due città teatro di questi due avvenimenti. La nostra opinione è che in realtà ci sia una forte connessione tra i due pasticciacci.

Quanto è piccolo il mondo.

Quanto è piccolo il mondo.

Roma: città sotto shock alla notizia che il cosiddetto “re del tiramisù”, il bar pasticceria Pompi, annuncia la prossima chiusura.

Catania: una bellissima domenica di passeggio per ciclisti e pattinatori si trasforma in una bruttissima storia al confine tra degenerazione, aggressione premeditata e intimidazione mafiosa.

 

Pedalate Sui Denti NON È una testata giornalistica, pertanto non vi ammorberemo con il resoconto dettagliato dei fatti. Avete i link, cliccateci 🙂

Inoltre, fortunatamente nel nostro bistrattato paese esistono (tante) aziende che rispettano la legge, il codice stradale, e in minor misura anche la normativa fiscale. Pertanto non ci concentriamo per favore sul lai di lamentazione “Ma in questo paese solo i masnadieri sopravvivono…” Lamentarsi sempre e comunque fa male.

Limitiamoci solo a rilevare alcuni punti di questi due avvenimenti che, secondo noi, è molto interessante connettere.

A Roma un’azienda leader di un settore specifico dichiara di chiudere/vendere perché il suo modello di business è incompatibile con il codice della strada (anche a livelli affatto trascurabili).

A Catania alcuni addetti provenienti da un settore produttivo, il cui fatturato cala dopo una modifica alla viabilità locale, aggrediscono un ciclista, membro molto visibile di un’associazione che si è adoperata per far sì che il sindaco della città apportasse quella modifica “ammazza-fatturato”, ovvero la pedonalizzazione di una parte del Lungomare.

In entrambi i casi ci troviamo di fronte a realtà produttive che hanno difficoltà ad armonizzare il proprio modello di business con una parte del complesso normativo che regola la convivenza civile, il codice della strada. Con una piccola differenza ovviamente, il bar Pompi ha problemi a monte, mentre i paninari di Catania li hanno a valle.

Roma o Catagna, basta che se magna.

Roma o Catagna, basta che se magna.

 

Il libero mercato, la concorrenza, se ne strafrega dei problemi delle aziende, soprattutto se non si tratta di aziende di respiro internazionale ma molto connotate territorialmente nonché di dimensioni ridotte. Se ne strafrega nella misura in cui il modello di business di ogni azienda con quelle caratteristiche deve necessariamente armonizzarsi con la legislazione che sovrintende all’aspetto della vita umana toccato dal business stesso.

Pompi e i paninari catanesi non son mica trafficanti di droga (business completamente illegale, privo del problema dell’armonizzazione con la legge), o multinazionali del petrolio (business legale ma che per muoversi ed espandersi ha bisogno di lavorare su zone grigie o di esercitare pressioni lobbistiche spesso grigissime sulla politica), o aziende farmaceutiche russe (che fatturano miliardi di rubli con la vendita libera senza prescrizioni di farmaci contenenti codeina grazie a stretti rapporti con il ministero della salute di Mosca).

Personalmente ci vengono in mente due storie:

1) Quando a fine 2012 ci fu il boom della sigaretta elettronica, una nota multinazionale del tabacco oltre a procedere con attività lobbistiche si adoperò per entrare nel mercato delle sigarette non tradizionali.

2) Una nota azienda che negli anni ’80 fatturava miliardi con le pellicole fotografiche continua a fatturare miliardi con altri tipi di pellicole fotosensibili.

Gente che ci sa fare, insomma. Gente che vedendo minacciato o addirittura estinto il proprio bacino clienti si è data una mossa per sopravvivere. Non hanno annunciato chiusura, non hanno aggredito nessuno. Magari non meritano il premio internazionale per il business responsabile, eco-compatibile etc… però sul mercato dimostrano di saperci stare.

It’s free market, baby.

Fai tre passi indietro... con tanti auguri.

Fai tre passi indietro… con tanti auguri.

I due avvenimenti con i quali vi stiamo ammorbando invece dimostrano quantomeno che a Roma e Catania ci sono imprenditori che non hanno ben chiaro non solo il concetto di legalità, ma anche cosa vuol dire FARE IMPRESA.

Ci auspichiamo che il re del tiramisù chiuda perché vuole fare cassa e magari finanziare altre attività, e che le dichiarazioni deliranti siano un semplice sfogo, quanto ai grassatori catanesi che hanno pestato una persona normale, uno come noi, come voi (uno come tanti, che però a differenza di molti lotta per rendere più vivibile la propria città) auguriamo “buona fortuna” così come a chi va a pescare si augura “buona pesca”

A Raffaele Di Salvo va tutta la nostra simpatia e solidarietà, nonché l’augurio di continuare a pedalare sui denti di quelli che quando vedono un ciclista storcono il naso. Per qualunque motivo.

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