Pedone. Il vero nemico di ciclisti e biciclette. Una panoramica.

Chi ha scelto la bicicletta come mezzo di trasporto urbano sa perfettamente che, non appena varcata la soglia di casa, ci si ritrova in territorio ostile.

Automobili con al volante beceri individui subumani, spesso con il cellulare all’orecchio, sordi alle rigide regole del codice della strada e a quelle ancor più rigide del buon senso circolatorio, motociclisti in ritardo che aggrediscono anche il più piccolo centimetro quadrato d’asfalto, veicoli dotati di lampeggiante che sfruttano la sirena per saltare il semaforo, il meteo impietoso… qualunque cosa minaccia le nostre traiettorie e di conseguenza la nostra vita.

Siamo in guerra. Una guerra che alla lunga vinceremo, non fosse altro perché vivremo più a lungo dei colesterici e sedentari automobilisti e perché non ci spalmeremo addosso a nessun albero, come capita ai motociclisti.

Ma, come diceva Keynes, “…nel lungo periodo, siamo tutti morti…”. Pertanto dobbiamo vincere le nostre battaglie e la nostra guerra qui e ora.

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Conosci il tuo nemico” è la prima regola aurea per prevalere in un conflitto, e proprio qui casca l’asino. Chi pedala è istintivamente portato a individuare in automobili, motocicli e ciclomotori i principali nemici, coloro che mettono a repentaglio il nostro itinerario e la nostra integrità. Vanno più veloci, sono dotati di carrozzeria impattante e tagliente, e sembrano sottovalutare, financo ignorare, la nostra presenza sulla sede stradale.

È naturale. Del resto Roma è una città per individui motorizzati.

Cerchiamo tuttavia di tenere a freno l’emotività, proviamo ad andare a fondo. Concentriamoci e ripassiamo mentalmente i nostri ultimi percorsi in bicicletta… Ecco bene, ora focalizziamo la nostra memoria sugli ultimi incontri ravvicinati con auto, moto e ciclomotori…

Raggiunta una certa quiete della mente e dei sensi, vediamo chiaramente come la maggior parte delle automobili non ci ignora affatto, anzi… ci teme, ha una fottuta paura di noi.

Non appena un ciclista appare nel campo visivo di un automobilista non proprio esperto e a suo agio al volante (ovvero circa l’87% degli automobilisti attivi), quest ultimo tende a rallentare, non sa come affrontare la presenza di una bicicletta sulla propria strada. Rallenta, salvo poi partire in quarta non appena la scocca dell’auto oltrepassa la linea della nostra ruota anteriore. E tira un sospiro di sollievo… “Meno male, sono riuscito a non schiacciarlo”. Gli automobilisti più esperti invece tendono a sorpassare i ciclisti in modo molto più sciolto, in modo impercettibile o quasi per il ciclista.

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I motociclisti nutrono nei confronti dei ciclisti una sorta di rispetto paternalistico. In fondo sono dei “ciclisti motorizzati” nient’altro. Sono sotto costante pericolo di vita e hanno perciò acquisito una sorta di consapevolezza a due ruote, che li mette in un certo senso ‘dalla nostra parte’. Fanno eccezione i teenager spericolati e le signore e signorine ‘costrette dall’orologio’ a dover andare in motorino (non fosse per il traffico se ne andrebbero in giro in Smart, sfanculando chi si mette tra loro e il loro sacrosanto punto d’arrivo), che costituiscono pericolo mortale anzitutto per sé stessi/e e per l’umanità tutta in generale.

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Si può affermare però che a patto di non pedalare in giro come matti, queste due categorie non rappresentano un vero e proprio pericolo serio.

C’è un’altra categoria di antagonisti stradali, fin’ora menzionata solo nel titolo, che rappresenta una grande incognita per la sicurezza di chi pedala la sua strada in città. Una categoria pericolosa, barbara, incivile, ignorante il codice della strada, tracotante, assistenzialista e perché no: spavalda di essere tutto ciò.

I pedoni.

Costoro nutrono un odio profondo nei confronti di tutti coloro che procedono su gomma: dalle biciclette ai carretti trainati da cavalli, dalle automobili ai TIR, dai ciclomotori alle ambulanze. C’è poco da fare: r o s i c a n o.

In più, va detto, la città di Roma non è proprio a misura di pedone, e questa caratteristica della capitale li mette in una disposizione d’animo del tutto pessima.

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Il pedone odia perché teme. Teme la scocca dell’auto, la fiancata del TIR, la sirena dell’ambulanza e le svelte ruote dei motocicli. Nutre nei loro confronti un odio cieco e senza possibilità di attenuazione.

Ehi, vi siete dimenticati di inserire le biciclette nel vostro elenco”.

No.

Non ci siamo dimenticati.

Le biciclette non sono oggetto dell’odio pedonale. Affatto. I pedoni non temono i ciclisti, hanno una tacita consapevolezza che il ciclista non solo non può danneggiarli più di tanto, data la scarsa prestanza fisica del mezzo, ma che il ciclista, in quanto essere umano privo di motore a scoppio, li rispetta.

Per questa ragione, i pedoni sono razzisti nei confronti dei ciclisti. Li percepiscono come attori della sede stradale di serie B. Proprio per il fatto che si muovono sulla strada senza l’ausilio di un motore a scoppio.

Se i pedoni fossero attori della sede stradale privi di carenze affettive e tare psicologiche, probabilmente starebbero dalla parte dei ciclisti, un po’ come accade per i motociclisti.

Ma, appunto, i pedoni soffrono di mancanza di affetto e sono soggetti a disturbi più o meno lievi della psiche, dei quali non sono certo responsabili, ma che li rendono livorosi, invidiosi, pronti all’ira e danno loro l’illusione di essere paladini della giustizia stradale.

Soffrendo di questi disturbi, i pedoni non hanno una buona consapevolezza del loro ruolo nella sede stradale, e di conseguenza non vedono il ciclista come un alleato, come uno ‘che sta dalla loro parte’, ma come un oggetto atto a sfogare i repressi istinti omicidi che essi covano ormai da anni, e un facile bersaglio per potersi finalmente rivalere di una vita passata ai margini della sede stradale e della società.

Non potendo aggredire psicologicamente e fisicamente automobilisti e motociclisti, i pedoni se la prendono con quelli che ai loro occhi sono i più deboli.

Rappresentano pertanto il pericolo maggiore alla nostra incolumità. Come tali vanno riconosciuti, segnalati e neutralizzati.

[fine parte 1]

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